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日志


1月17日

QUANDO IL LAICISMO SCOPPIA

Prendi un papa. Metti una lettera di alcuni professori universitari al loro rettore. Aggiungi la protesta degli studenti. Fomenta il tutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Inserisci il tutto nell’Italia di oggi.

Il paradosso.

 

Così, alla fine, Benedetto XVI ha rinunciato alla sua visita per l’inaugurazione dell’Anno Accademico a La Sapienza di Roma. Da ateo ed anticlericale ci si aspetterebbe che io facessi salti di gioia in questo momento. E invece no. No perché non è una vera vittoria per i noi laici. Prima di tutto perché è stata negata la parola ad un individuo, proprio in nome di quella libertà d’espressione che si vuole difendere. Meglio sarebbe stato accogliere i papa, ascoltarlo, discutere, obiettare, protestare anche, ma cacciarlo no.

Ora, l’errore vero, primario, è stato quello di invitare il papa ad una cerimonia in cui non c’entrava nulla. I professori hanno avuto pienamente ragione a manifestare il proprio dissenso pacatamente e pacificamente. Lo sbaglio è stato poi degli studenti, che hanno forzato la questione. Visto che ormai il pontefice era stato invitato, avrebbero dovuto lasciarlo venire, mettendolo in discussione con un dibattito o una protesta. In questo modo, invece, si è tolta la parola a una persona che, seppur avversaria, va comunque ascoltata e lasciata esprimere. E si sono scatenate le polemiche.

 

Non c’erano dubbi che il mondo politico avrebbe subito marcato come deplorevole la protesta di studenti e professori. Come non c’erano dubbi che la maggioranza dei parlamentari avrebbe espresso la propria solidarietà incondizionata verso il papa. Machiavelli docet.

Eppure, sembra che nessuno si sia interrogato su cosa c’è dietro a queste proteste, e, soprattutto, su cosa abbia spinto il pontefice a compiere il gran rifiuto.

Innanzitutto va detto che c’era da aspettarselo. Prima o dopo doveva accadere. Dopo un continuo crescendo di ingerenze ed intromissioni nella vita politica e civile degli italiani, qualcuno si è ribellato e ha finalmente fatto sentire, inequivocabilmente, la sua voce. È un fatto eclatante, che rende giustizia a tutte quelle persone che non si riconoscono nei dogmi della Chiesa, ma che continuano, nonostante tutto, a far parte di quel novanta percento e più di italiani cattolici, tanto sbandierati nelle statistiche. Ora forse è più chiaro che non tutti gli italiani sono credenti, o che, specialmente, non tutti sono disposti a chinare il capo e a baciare la pantofola. Le proteste, le critiche, sono il prezzo da pagare se si vuole entrare a far parte di un dibattito democratico.

Stupisce il fatto che proprio dalla Chiesa, una delle istituzioni più gerarchiche ed antidemocratiche al mondo, arrivino le più pesanti accuse di oscurantismo e di censura. Da un’istituzione che da secoli si basa sulla censura e nega il dialogo, in nome di una fede superiore alla ragione, che la precede e la supera.

La religione è per definizione contraria alla scienza. Poiché la scienza si basa sulla ricerca e sulla scoperta, mentre la religione sulla rivelazione; poiché la scienza si mette continuamente in discussione, mentre la religione è data, immutabile e perfetta. Non c’è quindi da stupirsi se studiosi e scienziati provino un certo rancore nei confronti della religione e delle sue autorità.

 

Sia chiaro, non condivido i metodi della vicenda, ne certi strascichi più estremisti. Resta il fatto che la laicità è continuamente minata, e in qualche modo va difesa. Il problema, in questo caso, è che la coscienza laica si è come risvegliata di soprassalto. È scoppiata, come una bomba. E come una bomba ha prodotto anche danni. Il rischio, ora, è che i detrattori della laicità abbiano dei buoni propositi per condannarla. Il rischio è che il papa diventi la vittima, da consolare, accontentare, seguire. Proprio all’opposto di ciò che, probabilmente, si aspettavano gli studenti che hanno protestato.

Resta il sospetto, più che fondato, che in Vaticano siano più furbi che santi. Se la sicurezza e l’incolumità del pontefice erano garantite, cosa può aver spinto Benedetto XVI a rinunciare all’opportunità di pronunciare un discorso che sarebbe stato seguito da molte televisioni? Probabilmente la mente intellettuale e calcolatrice di Ratzinger ha compreso l’opportunità ben più grande che si nascondeva dietro alla vicenda, e cioè quella di poter passare per la vittima sacrificale del laicismo. Far passare una rinuncia per una censura, la volontà di un dibattito equo per oscurantismo.

E alla fine il papa si è preso la sua rivincita.

Li mortacci sua!

评论 (1)

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melepietro发表:
Ciao passavo da queste parti...e mi andava di farti un saluto.... CIAOOOOOOO
9 月 1 日

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