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Datemi una Maschera e vi svelerò la Verità |
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June 20 test
September 03 BANALITALIA Fantastico! Dopo un prestito ponte di 300 milioni di Euro versati di tasca pubblica, si viene a sapere che l'accordo per Alitalia è stato finalmente fatto. Da 2000 esuberi si passa a una cifra non specificata, ma comunque compresa tra 5000 e 7000. Il piccolo Nanuncolo malefico ha dichiarato che i sindacati devono "prendere o lasciare": l'alternativa è il fallimento definitivo della compagnia. Ma quello che più mi sorprende (ma a questo punto bisogna proprio aspettarsi di tutto) è che la società verrà divisa in due: da una parte gli utili, dall'altra i debiti. La parte sana dell'azienda sarà rilevata dalla tanto blaterata cordata di imprenditori, mentre la parte malata resterà pubblica, con tutti i suoi bei UNMILIARDODUECENTOMILIONI di Euro di debiti! Avete capito bene. Ma ricapitoliamo, per chi si fosse perso durante questi mesi. La compagnia da anni va di male in peggio, i debiti si accumulano a vista d'occhio, la situazione non è sotto controllo, anzi, a capo dell'azienda vengono sempre posti individui di nomina politica, di dubbia capacità manageriale. Amici di cugini di nipoti di zii di figli di porta-borse del CAZZO di politico di turno! La situazione è catastrofica. I vari governi si passano la patata bollente, si susseguono prestiti vari da parte dello Stato, scioperi, scontri, alla fine la società è al collasso. Nessuna compagnia potrebbe mai volare in queste condizioni; nessuna compagnia privata. E invece Alitalia continua a volare, accumulando milioni di debiti ogni santo giorno che passa. Il governo Prodi cerca di mettere fine alla questione, e dopo varie trattative (molte delle quali, bisogna dirlo, mandate all'aria dai sindacati) resta in campo solo AirFrance. Il piano industriale è quello che è: 2000 esuberi, rotte riorganizzate, Malpensa che non si sa che fine farà...insomma una bella rivoluzione, con lacrime e sangue per tutti (giusto per non smentirsi). Ma c'è un problema: il governo cade, si entra in campagna elettorale, e quello che con tutta probabilità sarà il prossimo Presidente del Consiglio si dichiara apertamente e categoricamente contrario all'ipotesi AirFrance. Dice che la compagnia deve restare italiana (Maremma!...Manco i Francesi venissero da Marte!), che una soluzione si troverà e che ci sta già lavorando. Si lascia addirittura scappare che i suoi figli sarebbero pronti a fare questo sacrificio ed acquistare la compagnia. Poi ritratta e smentisce, ma questo non fa più notizia, ormai. Intanto il titolo crolla in Borsa. Le azioni non valgono il becco di un quattrino. Salito al governo, il Nano-dall'Io-ipertrofico concede un prestito all'azienda: 300 milioni di Euro tondi tondi, si tira avanti, poi se ne riparlarà. Già, poi, perchè per un bel periodo i telegiornali, magicamente, si dimenticano di Alitalia. Boh, forse la gente durante questi mesi se n'è rimasta a terra, non ha volato...Chissà! Improvvisamente, dopo qualche tempo, il caso torna alla ribalta e la soluzione del governo è: dividiamo la compagnia in due. La parte buona la vendiamo ai nostri amichetti, la parte un po' meno buona la tiene lo Stato. Posso dire una cosa? ESTICAZZI! Dico, ma sarei capace pure io di rilevare solo gli utili di un'azienda, dopo che il valore delle azioni, tra l'altro, sono scesi a livelli ridicoli, e di lasciare il marciume agli altri! E per "altri" ovviamente si intende "noi" cittadini, che dovremo accollarci anche questa sommetta di debiti da ripagare, come se non bastasse la voragine di debito pubblico, che da anni opprime le nostre casse di Stato. Ma tranquilli: il Presidente, dall'alto dei sui tacchi ha dichiarato: -Facciamo tutto nell'interesse degli Italiani-. Già, perché io non vedevo l'ora che i soldi pubblici (quindi anche miei) venissero buttati via, prima per tenere in piedi un'azienda morta e defunta, e poi per ragalarla ai fot***i compagni del Nanetto! Per una volta, Signor Presidente, se si faceva i cazzi suoi era meglio! January 17 QUANDO IL LAICISMO SCOPPIAPrendi un papa. Metti una lettera di alcuni professori universitari al loro rettore. Aggiungi la protesta degli studenti. Fomenta il tutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Inserisci il tutto nell’Italia di oggi. Il paradosso.
Così, alla fine, Benedetto XVI ha rinunciato alla sua visita per l’inaugurazione dell’Anno Accademico a La Sapienza di Roma. Da ateo ed anticlericale ci si aspetterebbe che io facessi salti di gioia in questo momento. E invece no. No perché non è una vera vittoria per i noi laici. Prima di tutto perché è stata negata la parola ad un individuo, proprio in nome di quella libertà d’espressione che si vuole difendere. Meglio sarebbe stato accogliere i papa, ascoltarlo, discutere, obiettare, protestare anche, ma cacciarlo no. Ora, l’errore vero, primario, è stato quello di invitare il papa ad una cerimonia in cui non c’entrava nulla. I professori hanno avuto pienamente ragione a manifestare il proprio dissenso pacatamente e pacificamente. Lo sbaglio è stato poi degli studenti, che hanno forzato la questione. Visto che ormai il pontefice era stato invitato, avrebbero dovuto lasciarlo venire, mettendolo in discussione con un dibattito o una protesta. In questo modo, invece, si è tolta la parola a una persona che, seppur avversaria, va comunque ascoltata e lasciata esprimere. E si sono scatenate le polemiche.
Non c’erano dubbi che il mondo politico avrebbe subito marcato come deplorevole la protesta di studenti e professori. Come non c’erano dubbi che la maggioranza dei parlamentari avrebbe espresso la propria solidarietà incondizionata verso il papa. Machiavelli docet. Eppure, sembra che nessuno si sia interrogato su cosa c’è dietro a queste proteste, e, soprattutto, su cosa abbia spinto il pontefice a compiere il gran rifiuto. Innanzitutto va detto che c’era da aspettarselo. Prima o dopo doveva accadere. Dopo un continuo crescendo di ingerenze ed intromissioni nella vita politica e civile degli italiani, qualcuno si è ribellato e ha finalmente fatto sentire, inequivocabilmente, la sua voce. È un fatto eclatante, che rende giustizia a tutte quelle persone che non si riconoscono nei dogmi della Chiesa, ma che continuano, nonostante tutto, a far parte di quel novanta percento e più di italiani cattolici, tanto sbandierati nelle statistiche. Ora forse è più chiaro che non tutti gli italiani sono credenti, o che, specialmente, non tutti sono disposti a chinare il capo e a baciare la pantofola. Le proteste, le critiche, sono il prezzo da pagare se si vuole entrare a far parte di un dibattito democratico. Stupisce il fatto che proprio dalla Chiesa, una delle istituzioni più gerarchiche ed antidemocratiche al mondo, arrivino le più pesanti accuse di oscurantismo e di censura. Da un’istituzione che da secoli si basa sulla censura e nega il dialogo, in nome di una fede superiore alla ragione, che la precede e la supera. La religione è per definizione contraria alla scienza. Poiché la scienza si basa sulla ricerca e sulla scoperta, mentre la religione sulla rivelazione; poiché la scienza si mette continuamente in discussione, mentre la religione è data, immutabile e perfetta. Non c’è quindi da stupirsi se studiosi e scienziati provino un certo rancore nei confronti della religione e delle sue autorità.
Sia chiaro, non condivido i metodi della vicenda, ne certi strascichi più estremisti. Resta il fatto che la laicità è continuamente minata, e in qualche modo va difesa. Il problema, in questo caso, è che la coscienza laica si è come risvegliata di soprassalto. È scoppiata, come una bomba. E come una bomba ha prodotto anche danni. Il rischio, ora, è che i detrattori della laicità abbiano dei buoni propositi per condannarla. Il rischio è che il papa diventi la vittima, da consolare, accontentare, seguire. Proprio all’opposto di ciò che, probabilmente, si aspettavano gli studenti che hanno protestato. Resta il sospetto, più che fondato, che in Vaticano siano più furbi che santi. Se la sicurezza e l’incolumità del pontefice erano garantite, cosa può aver spinto Benedetto XVI a rinunciare all’opportunità di pronunciare un discorso che sarebbe stato seguito da molte televisioni? Probabilmente la mente intellettuale e calcolatrice di Ratzinger ha compreso l’opportunità ben più grande che si nascondeva dietro alla vicenda, e cioè quella di poter passare per la vittima sacrificale del laicismo. Far passare una rinuncia per una censura, la volontà di un dibattito equo per oscurantismo. E alla fine il papa si è preso la sua rivincita. Li mortacci sua! June 15 La Necessità degli EventiOgni tanto ripensi al passato. Rimpiangi cose che non hai fatto e ti chiedi: cosa sarebbe successo se avessi fatto diversamente? Una volta, mentre camminavo, mi sono risposto con un’altra domanda: perché ho fatto proprio così, e non diversamente? Pensandoci su mi sono reso conto che tutto ciò che accade è necessario. Il mondo mi è sembrato una catena infinita di cause ed effetti, che a loro volta diventano cause di altri effetti. Hegel diceva che tutto è razionale e necessario. La realtà diviene in modo razionale. A prima vista questa teoria mi sembrava assurda. Ora, invece, mi accorgo che contiene una qualche verità. Gli eventi, specialmente i più dolorosi, ci appaiono assolutamente irrazionali ed incomprensibili. Basti pensare al Nazismo. Chi potrebbe dire che sia stato un evento razionale? Certo, secondo il nostro modo di ragionare, l’evolversi degli eventi è casuale e per gran parte incomprensibile. Ma ciò è dovuto al fatto che la nostra capacità conoscitiva è limitata e non può abbracciare il concatenarsi infinito di tutte le cause e gli effetti. Attraverso il metodo scientifico siamo riusciti a rivelare e comprendere solo una minima parte di queste concatenazioni. E già questi risultati ci sembrano imponenti. Arrivare a comprendere tutto, questo no, non mi pare umanamente possibile. Si può tentare. Si deve tentare. Ma non ci riusciremo mai completamente. Mi rendo conto che questa teoria potrebbe portare all’immobilismo o al giustificazionismo. Sarebbe sicuramente sbagliato. Giustificare significa rendere giusto, e io non voglio assolutamente dire che il Nazismo sia stato un evento giusto. Ma è accaduto. Non poteva essere diversamente. Ciò che è giusto nella nostra ottica di umani non per forza deve essere giusto nell’ottica della natura e della storia. Se così fosse non esisterebbero il dolore e la sofferenza. Non ci resta, infine, che ripiegarci in noi stessi. Credere che abbiamo ancora un margine di possibilità, di movimento.Siamo talmente incatenati, da non renderci nemmeno conto di quanto ci stringano queste corde. L'Amico MigliorePensavo a com’è strana l’amicizia: ovunque vada, comunque trovi sempre qualcuno che puoi chiamare amico. Là fuori c’è tantissima gente e, secondo me, gran parte di tutte quelle persone sono tuoi potenziali amici. Persone con cui puoi andare d’accordo, scherzare, ridere, parlare, e tra tutte quelle persone riesci sempre a trovare qualcuno a cui affibbiare quel titolo tanto temuto e spesso celato in segreto: migliore amico. Quando finalmente si trova il migliore amico (o la migliore amica) sembra che lui sia unico, che non ce ne siano altri così. Un po’ come quando ti trovi la ragazza: lei è la sola (almeno all’inizio). Pensandoci bene, però, salta fuori una cosa tanto scontata quanto triste: in realtà, quel migliore amico che pensi sia unico, è una persona come tante altre. Ti accorgi che non è unico perché speciale, ma unico perché uno tra tanti, anzi, uno dei tanti. Non è unico perché il solo, ma unico perché uno. Uno di tanti. Uno che hai scelto tra tanti altri che potrebbero esserlo. Come lui, avresti potuto trovarne chissà quanti. Sicuramente non uguali, magari molto diversi, ma che avresti potuto definire tuoi migliori amici. Tutto questo è veramente triste. Da un lato perché pensi che potresti avere tantissimi amici e che sta solo a te cercarli e trovarli. Dall’altro perché ti smonta quel mito che ti eri costruito. Noi ci costruiamo sempre miti. Deve essere qualcosa di insito nella natura umana, il fatto di crearsi miti. Chissà che utilità può avere? Boh? Sta di fatto che quando ti cade un mito ci resti di merda. Non è detto che ci resti male, che ti metti a frignare e ti strappi i capelli. È solo che ti si smonta un modo di pensare. La difficoltà sta proprio nel guardare la realtà con occhi diversi, nuovi. Relativizzi tutto, i tuoi rapporti. Ed è brutto perché viene infranta un’altra certezza che credevi di avere. Così, resti solo. Aspetti il momento in cui potrai dire addio ad un’ulteriore certezza. Avanti il prossimo! |
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Scrivete! Scrivete! Scrivete!
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